NUOVI STUDI – LEGAME TRA LONGEVITA’, TELOMERI, STRESS E MEDITAZIONE

3d render of a DNA spirals

L’invecchiamento non dipende solamente da fattori genetici ma anche da fattori ambientali e dalle scelte di vita che facciamo.

A livello scientifico, esistono alcune molecole nel nostro organismo che vengono chiamate “biomarcatori” e svolgono il ruolo fondamentale di sentinelle della nostra salute; la loro presenza o assenza , la loro concentrazione e le loro caratteristiche biologiche possono dirci moltissimo a riguardo alla probabilità di sviluppare condizioni patologiche.

Fra i tanti biomarcatori noti alla scienza, un gruppo particolare si è rilevato utilissimo in anni recenti nel darci informazioni riguardo alla nostra salute e alle nostre aspettative di vita: i telomeri.

I telomeri sono strutture del DNA poste alle estremità dei cromosomi con la funzione di proteggere questi ultimi da eventuali danni e mantenere integro il materiale genetico di una cellula.

Nel nostro organismo le cellule si riproducono continuamente, per andare a sostituire quelle che giungono alla fine del loro ciclo vitale. In questo processo di replicazione i telomeri perdono parte dei piccoli segmenti del loro filamento genetico, cosicché la nuova cellula avrà dei telomeri leggermente più corti di quella da cui è stata generata. Si tratta di un fatto del tutto naturale e irreversibile: il materiale genetico perso non può essere recuperato, né si può ripristinare la lunghezza originaria dei telomeri. Man mano che si accorciano, i telomeri faticano a svolgere la loro funzione protettiva e una volta raggiunta la lunghezza critica, la cellula smette di replicarsi e va incontro a un processo di morte programmata.

Per questo motivo la scienza considera la lunghezza dei telomeri un vero e proprio orologio biologico che determina la durata della vita di una cellula e, per estensione, dell’organismo a cui appartiene: telomeri più lunghi sono associati a individui più longevi, mentre telomeri di lunghezza ridotta sono associati a una minore aspettativa di vita.

L’accorciamento dei telomeri non è dovuto solo a un processo naturale ma è influenzato anche da fattori ambientali e stile di vita.

Anche le condizioni psicologiche di un individuo possono avere un impatto significativo sulla salute cellulare. Lo stress è stato riconosciuto come uno dei grandi nemici dei nostri telomeri, perché determina un processo ossidativo e uno stato d’infiammazione che li danneggiano e ne favoriscono il danneggiamento.

Non possiamo eliminare le cause dello stress, perché spesso non dipendono dalla nostra volontà, ma possiamo modificare il modo in cui rispondiamo a esso attuando strategie protettive, come fare sport, una passeggiata nella natura, la meditazione …

L’accorciamento dei telomeri è associato anche alla comparsa di numerose malattie e più in generale a una ridotta aspettativa di vita. Questo avviene perché il DNA delle cellule non più protetto adeguatamente dai telomeri viene attaccato facilmente. Possiamo affermare che il logoramento telomerico crea un ambiente favorevole alle patologie legate all’invecchiamento.

Una buona notizia è che la suscettibilità dei telomeri a fattori ambientali e stili di vita vale in entrambi i sensi, per cui possiamo accelerare il loro logoramento “innaturale”, per esempio fumando o avendo uno stile di vita non salutare, ma possiamo anche limitarlo il più possibile, semplicemente adottando stili di vita sani e comportamenti antistress.

Si sono dimostrati scientificamente efficaci l’attività fisica, la corretta alimentazione, soprattutto quella ispirata alla dieta mediterranea, l’astinenza da fumo di sigaretta e tutte quelle attività e comportamenti che riducono lo stress, abbassando essenzialmente i livelli di cortisolo, detto “ormone dello stress”, nel flusso sanguigno: meditazione, contatto con la natura, musicoterapia, atteggiamenti positivi nei confronti di se stessi e degli altri, sono tutte strategie che possiamo attuare per proteggere la nostra genetica e preservare la salute. Non possiamo allungare i nostri telomeri, ma possiamo provare a rallentare quanto più possibile il loro logoramento. 

Dagli studi inerenti le varie tecniche di meditazione è emerso che questa pratica sembra influenzare i processi che sono alla base della risposta da stress acuto, abbassando all’origine l’intensità delle reazioni che producono e appare in grado di mitigare la gravità della risposta da stress quando essa non viene attenuata all’origine. Quest’azione antistress trova corrispondenza in una maggiore lunghezza dei telomeri nei soggetti che si dedicano alla meditazione rispetto a chi non la pratica.

Una conferma viene da uno studio condotto da Immaculata De Vivo (scienziata di origine italiana, docente di medicina presso la Harvard Medical School, esperta nel settore dell’epidemiologia molecolare e della genetica del cancro e dello studio sui telomeri) e dal suo team presso la Harvard Medical School e dedicato ai meccanismi di longevità di una particolare tipologia di meditazione fondata sul concetto di gentilezza disinteressata. 

In generale, i benefici derivanti dalla pratica di un qualunque tipo di meditazione, sono stati riscontrati sia su persone esperte sia su principianti ed è valevole anche se la meditazione viene praticata per brevi periodi di tempo.

Dagli studi effettuati da Sara Lazar, neuroscienziata di Harvard, analizzando gli effetti celebrali di un corso di meditazione basato su tecniche di riduzione dello stress attraverso la consapevolezza, è emerso che, dopo solo otto settimane di pratica, si aveva un inspessimento di quattro diverse aree del cervello:

  • corteccia cingolata posteriore: coinvolta nell’attività di mind wondering in cui la mente vaga liberamente da un pensiero all’altro, nella gestione dell’attenzione e della percezione di sé.
  • ippocampo sinistro: regola apprendimento, cognizione, memoria e risposta emotiva.
  • giunzione temporoparietale: associata alla capacità di valutare le cose in prospettiva, alla compassione e all’empatia
  • Ponte di Varolio: area che produce una grande varietà di neurotrasmettitori.

Al contrario, e questa è la cosa interessante, l’amigdala, che regola la risposta fight or flight e quindi la reazione allo stress e all’ansia, risulta invece ridotta.

E’ evidente dunque che la meditazione o più in generale gli esercizi di consapevolezza, praticati anche per un periodo di breve tempo, sono in grado di plasmare alcune aree del cervello, rafforzando quelle che presiedono alla percezione di sé e a emozioni e atteggiamenti positivi verso gli altri e inibendo quelle che attivano risposte negative di stress.

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